Attorno al 1200 lo sviluppo urbano induce alla costruzione di una nuova cerchia di
mura, che sul lato NE si riconnette a quella etrusco-romana, mentre sui versanti S ed 0
abbraccia a semicerchio la base della collina con un tracciato ancora visibile nel
percorso di via Garibaldi
(15 Kb). I1 perimetro della cinta raggiunge i 2.600 m. e racchiude
un'area di ca. 51 ettari; la radiale principale diviene il borgo maestro. Nel corso del
Duecento sorgono nella parte più alta della collina numerosi edifici pubblici e
casetorre
(36 Kb); viene portata a termine la costruzione della prima grande basilica della città
comunale, la Pieve di S. Maria, splendido esempio di architettura romanica
(14 Kb). Alla fine
del secolo, sotto l'influsso del nuovo stile gotico che va affermandosi, inizia la
costruzione della Cattedrale,
evento che segue il forzato ritorno della sede vescovile all'interno delle mura (1203), e
delle chiese di due importanti ordini monastici predicatori: S. Francesco e S. Domenico.
La vita cittadina è regolata dal Comune, retto in prevalenza dalla parte ghibellina, che
estende il proprio dominio su un vasto territorio (da Borgo S. Sepolcro alla Massa
Trabaria, dal medio Valdarno alla Valdambra, dal Casentino alla Valdichiana)
rendendosi protagonista della sanguinosa presa di Cortona (1258)
(11 Kb) e scontrandosi con
alterna fortuna con i grandi Comuni vicini (Siena, Firenze, Perugia, Città di Castello).
La disfatta subita dai ghibellini a Campaldino (1289), dove muore lo stesso vescovo di Arezzo Guglielmino Ubertini, mette Firenze e Siena in possesso di larghe porzioni di territorio aretino.
Il risveglio culturale annovera l'apertura dello Studium - i cui ordinamenti del 1255 regolano una delle più antiche Università medioevali - il fiorire delle Arti liberali e l'attività di rimatori (Guittone, 1235 ca. - 1294) ed artisti locali (Margarito d'Arezzo, 1236 ca. - 1293 ca.), seguiti da maestri fiorentini (Cimabue, Crocifisso in S. Domenico) e senesi (Pietro Lorenzetti, polittico della Pieve). Nel 1304 Arezzo dà i natali a Francesco Petrarca, figlio di un fuoriuscito fiorentino.