MAUSOLEO ROMANO (via del Mausoleo)
Si ritiene che sia stato il sepolcro di Genzio, re degli Illiri, dato in custodia agli eugubini dopo la sua resa nel 168 a.C. L'edificio (64 Kb) è alto 9 metri e la stanza sepolcrale misura 6,30x4,72 m.
LOGGE DEI TIRATORI (p. 40 Martiri)
Nel 1603, a seguito di una convenzione tra lo "Spedal Grande" ed i mercanti dell'arte della lana, fu costruita la loggia dei "Tiratori" sopra l'Ospedale dei Bianchi, abbinato alla chiesa omonima. La loggia era l'equivalente di un moderno tiratoio nelle fabbriche di panno, ove la stoffa è posta ad asciugare, tesa in modo da farle assumere lunghezza e larghezza determinate.
LE MURA E LE PORTE
L'umbra Iguvio era situata certamente all'interno di una cinta muraria che si può individuare lungo le attuali vie Galeotti, via XX Settembre e Via Savelli a sud. Le porte (90 Kb) di accesso erano sicuramente tre: Trebulana, Tessenaca e Vehia (la ancora esistente porta di S.Marziale) ma forse ne esisteva una quarta in direzione nord-est. Nel corso del XIII secolo Gubbio, già ritornato nel vecchio sito umbro, ha bisogno di espandersi e dispone, per ben due volte, l'ampliamento della cinta di mura; nell'ultimo quarto di secolo si pone mano all'ultimo ampliamento e si costruiscono quelle mura che ancora oggi sono parzialmente in piedi.
Nel secolo XIV Gubbio ha raggiunto la massima espansione urbana e 13 porte assicurano rapidità di movimento dei cittadini e dei traffici.
S.Angelo, Cincilioni e S.Agostino sono le porte del quartiere di S.Andrea; S.Agnese, S.Francesco e Munaldi quelle del quartiere di S.Giuliano; Pecciarelli, del Borgo, Bucarelli, S.Domenico e Brigaldina quelle del quartiere di S.Martino; del Ponte Marmoreo e S.Pietro quelle del quartiere di S.Pietro.
LA PORTA DEL MORTO
Viene così chiamata la stretta apertura, con la soglia a 70-80 cm. da terra, che si affianca ad altra apertura più grande nelle facciate di molte case medioevali.
La struttura architettonica, in quel periodo, è standardizzata e già esistevano norme edilizie che venivano approvate dal Comune; al piano terra delle case vi era un solo locale (fondaco), con una ampia porta di ingresso, che veniva usato quale stalla o bottega artigianale o negozio. Per accedere, dunque, ai piani superiori si entrava per la porta piccola (porta del morto (100 Kb)) che era, normalmente, servita da una piccola scala in legno che veniva ritirata a sera.
IL CAMPANONE
Il campanone (30 Kb) fu posto nella torretta del Palazzo dei Consoli (o palazzo del popolo) nel 1380 ed è considerato da tutti gli eugubini la voce della città; ad ogni occasione pubblica fa sentire i suoi rintocchi creando emozioni sempre nuove.
Il campanone, gestito dalla "Compagnia dei Campanari", viene suonato a mano ed ogni campanaro, legato in cima, ha un suo specifico compito.
Il peso della campana è di 20 q.li, la lunghezza del batocco è di m.1.60, le suonate fisse sono 55 ogni anno e per ogni suonata sono impegnati 6 campanari.
SUDDIVISIONE DELLA CITTA'
In epoca romana l'area urbana era divisa in due parti dal torrente Camignano: Certense verso valle e Colonia verso il monte. Le due parti poi si chiamarono più semplicemente Oriente e Occidente.
In epoca comunale il territorio di Gubbio era diviso in 7 "vici" e questo durò sino alla fine del XIII secolo quando, forse per trovare un equilibrio politico più coerente con la realtà sociale, la città fu divisa in quartieri: S.Pietro, S.Martino, S.Giuliano e S.Andrea. Ogni quartiere aveva i suoi consoli che lo rappresentavano e fungevano da tramite tra i cittadini ed il Comune.
Il 25 aprile 1340 ogni quartiere fu suddiviso in 6 contrade affidando, al rappresentante di ognuna, un gonfalone (73 Kb) decorato con l'elemento più rappresentativo della zona. In questo periodo ogni quartiere aveva un suo Gonfaloniere eletto dai rappresentanti delle contrade; in caso di allarme tutti i cittadini del quartiere dovevano riunirsi sotto la casa del loro gonfaloniere e restare in attesa di ordini.
La suddivisione dei quartieri in contrade fu utile al Comune per meglio conoscere il numero degli abitanti e le loro necessità contingenti; le contrade non avevano alcun peso nella gestione della cosa pubblica.
LE TAVOLE EUGUBINE (museo palazzo dei Consoli)
Matrice arcana e affascinante sone le sette tavole in bronzo (35 Kb) che ci raccontano la città-stato italica, la sua attività amministrativa, i collegi sacerdotali, il pantheon eugubino, la topografia, i riti. "...UNA VOLTA CHE, SEDENDOSI, COLUI CHE DEVE OSSERVARE I MESSAGGI SI È MESSO A DISPOSIZIONE DELLA DIVINITÀ AUGURALE, NON SI FACCIA RUMORE, NÉ CI SI INTROMETTA CON DEDICHE SACRE, FINO A CHE QUELLO CHE DOVRÀ OSSERVARE I MESSAGGI NON SARÀ TORNATO..."
Tornate alla luce nel 1444, le tavole eugubine rappresentano il documento rituale più importante dell'antichità classica; la scrittura ha i caratteri dell'alfabeto etrusco e di quello latino, ma la lingua non è né latina né etrusca. È il dialetto, la lingua viva parlata dagli antichi popoli che abitavano queste terre. La difficoltà alla traduzione delle tavole è dimostrata dal fatto che solo nel 1883, in un volumetto scritto da Bucheler, fu data una interpretazione considerata definitiva per 50 anni.
Nel 1940 il prof.Devoto, secondo le esigenze della moderna filologia, ricostruendo le frasi con un senso compiuto e discendendo dal concetto generale a quello particolare, pubblica l'opera "Tabulae iguvinae" che resta il più completo e preciso documento interpretativo delle tavole eugubina.
S.UBALDO VESCOVO E PATRONO
Ubaldo Baldassini nasce a Gubbio nel 1085 e sin da fanciullo forma la sua educazione sotto la guida di autorevoli sacerdoti nella canonica di S.Secondo.
Viene ordinato Vescovo della sua città nel 1128 e le sue doti di bontà e umiltà vengono subito messe alla prova, anche perché il suo concetto di Vescovo differisce da quello in voga e forte in lui resta la volontà di riformare la Chiesa. Nessun privilegio viene concesso ai parenti e per questo si attira l'odio di chi pretende da lui benefici e concessioni.
È un periodo di grandi tensioni e conflitti e ben presto emerge il suo senso di giustizia e la capacità di porre fine ad ogni disputa politica o civile. La grande abilità strategica del Vescovo e la capacità di infondere coraggio riescono a salvare Gubbio da situazioni drammatiche.
Nel 1151 Gubbio è assediata da 11 feudi e, mentre ogni proposta di accordo viene respinta, le forze in campo porterebbero sicuramente gli eugubini ad una inevitabile sconfitta. "FRATELLI MIEI SE IL SIGNORE INTENDE LIBERARARCI ESSI NON POTRANNO FARCI ALCUN MALE". L'intercessione di S.Ubaldo diventa risolutiva ed il nemico è sconfitto.
L'imperatore Federico Barbarossa scende in Italia esigendo dalle popolazioni tributi in generi e denaro; le città che si oppongono vengono rase al suolo. Anche a Gubbio viene chiesto un pesante contributo che i cittadini non possono pagare ed allora chiedono a Ubaldo di andare per piegare il cuore all'imperatore. Il 13 agosto 1155 avviene l'incontro dentro la tenda del Barbarossa. Federico resta commosso dalla semplicità e dalla umanità del santo; non pretende niente dalla città e dona a Ubaldo una tazza d'argento: ancora una volta il Vescovo ha compiuto quanto si reputava impossibile. La grande bontà d'animo unita ad una istintiva generosità lo rendono amatissimo: quando ormai allo stremo delle forze non riesce più a muoversi dal suo letto di sofferenze, il suo popolo si stringe attorno a lui chiedendogli di celebrare la messa di Pasqua. Il 16 maggio 1160 Ubaldo muore venerato come santo e patrono della città. Il 5 marzo 1192 è canonizzato da papa Celestino III e la sua festa viene fissata il 16 maggio di ogni anno.
L'11 settembre 1194 la salma viene trasportata in una chiesetta (31 Kb) in cima al monte Ingino: ora c'è una basilica e da lì ancora oggi S.Ubaldo, con il suo corpo incorrotto, protegge la sua amata città.
