Rassegna stampa
23.01.96 Il Messaggero
La Chiesa verso il Duemila: Il taglio delle diocesi umbre, un progetto congelato. Se si dovesse sbloccare, in Umbria verrebbero accorpate quelle di Gubbio e di Città di Castello
26.01.1996 Corriere dell'Umbria
Giubileo: scocca l'ora della partecipazione. Il sindaco ha convocato per martedì la "Consulta della città"
26.01.1995 La Nazione
Una serie di iniziative tra Umbria e Marche
Dicembre 1995 Gubbio Oggi
Sul sentiero della pace
Via Ch'eccoli
lL'Imperatore Federico e il Vescovo Ubaldo
Dicembre 1995 L'Eugubino
Programma del Comune per il Giubileo del 2000
Settembre 1995 Lato Umano, Salvo Buttitta
La chiameremo famiglia

Gubbio - Un vecchio adagio recita:"Non c'è dubbio che ogni matto se già non c'è viene a Gubbio". Il "vecchio", medievale ponte di San Martino - di fronte a largo Migliorati - siccome è in dura salita, è stato munito dalla civica amministrazione di due corrimani, applicati sul parapetto del ponte, che agevolano il pedone. Corrimani che peraltro, per le speciali caratteristiche della Città di Pietra, sono stati messi un pò da per tutto. Ma "questo" è esclusivo e senza dubbio unico in Italia. La sbarra dei corrimani proviene direttamente dal condotto del gas. In altre parole il tubo (al cui inteno scorre il gas) è stato saldato a ferramenti di sostegno che appunto lo tengono ben fissato al parapetto del ponte. L' opera può definirsi un episodio di intelligenza forse esagerata (perchè così si è risparmiato di dover fare la "traccia" sul muro del ponte e poi nascondere il tutto con malta e pietre), che però raggiunge la follia, perchè un'intelligenza eccessiva sconfina quasi sempre in serio squilibrio mentale.

Non s'è ancora spenta l'eco della "falcidia" del 1986, che operò un taglio
consistente nel numero delle diocesi italiane che già si riaccende, e furiosa a dir
poco, la polemica sul numero e delle circoscrizioni ecclesiastiche e degli stessi
vescovi della Penisola. Sono, sia le une sia gli altri troppi o pochi? Vedremo. Il
fronte ha ovviamente due schieramenti che si contrappongono: l'uno che ritiene,
con varie motivazioni, che si debba apportare un altro consistente taglio; l'altro,
invece, è per il mantenimento dello status quo, ma sostiene la tesi che sarebbe
meglio pensare ad aggiungere qualcosina. Veniamo al nocciolo del problema. Il
sasso, per così dire, è stato lanciato qualche mese fa dal sociologo don Giuseppe
Brunetta, che attraverso un mensile specializzato in problemi pastorali, ha
compiuto un dotto excursus anche con ricche annotazioni storico-giuridiche sulla
necessità di pensare ad una riprogettazione dell'intero sistema diocesano italiano
che soddisfi maggiormente le attuali "esigenze pastorali del popolo di Dio". A dargli
man forte è sceso in campo anche l'attuale vescovo di Siena, monsignor Gaetano
Bonicelli, e numerosi altri. Tutti costoro auspicano, chi più chi meno, addirittura un
ritorno (non certo per nostalgia) allo spirito dei Patti Lateranensi del 1929, dove si
definiva che le diocesi italiane dovevano corrispondere alle province, che allora
erano 93. Ma con motivazioni abbastanza interessanti, sotto il profilo ecclesiologico
e sociologico.
La tesi principale, diciamo cumputistica, è quella che sostiene occorra abolire la
diocesi con meno di cinquantamila abitanti effettivi e quindi aggregarle alle viciniori.
Si eviterebbe così quella burocratizzazione del clero che già si avverte in
numerose zone. E no, rispondono gli antagonisti. Il problema non è del numero, ma
del tipo di organizzazione, che consente il miglior rapporto personalizzato. La
piccola diocesi a misura d'uomo favorisce il dialogo limitando l'apparato
burocratico. Il moltiplicarsi degli apparati burocratici è tanto più necessario quanto
è più grande la dimensione della chiesa diocesana. Ed è proprio quello che
nessuno auspica.
Per evitarlo,
bisogna esattamente preferire la piccola diocesi, nella quale il vescovo possa
incontrare la sua gente, aiutarla a crescere nella fede, partecipare alla vita delle
comunità parrocchiali e delle famiglie: qual'è, dunque, la medicina che costoro
propongono alla fine? Piccole diocesi e molti vescovi contro il pericolo della
burocratizzazione della curia pastorale è l'unica via per far ritrovare alla figura del
vescovo un suo equilibrio che ancora stenta a delinearsi. Quale situazione si
determinerebbe in Umbria se dovesse prevalere l'una o l'altra tesi, ammettendo
sempre che si arrivi ad una decisione? Nel primo caso, chiamiamolo "minimalista",
le diocesi umbre in pericolo potrebbero essere quelle di Gubbio e di Città di
Castello, se si dovesse procedere ad un ulteriore accorpamento. Nel caso più
drastico dell'equiparazione alle provincie, rimarrebbero soltanto Perugia e Terni.
Se, invece, dovesse prevalere l'ipotesi di tante piccole diocesi, allora sarebbe un
vero spasso e si tornerebbe alla situazione preconcordataria.

Giubileo del 2000, scocca l'ora della partecipazione. Il tema è di quelli attuali: solo superficialmente, si potrebbe pensare che la data dello storico appuntamento religioso è ancora lontana. In realtà è già il momento di porre le basi per progetti operativi con i quali la città deve prepararsi ad un evento che non è esclusivamente di carattere religioso. Al proposito il sindaco Barboni ha provveduto a convocare per martedì prossimo, 30 gennaio (ore 17.30) presso il Centro Servizi Santo Spirito, la "Consulta della Città" allo scopo di reperire idee e proposte dei cittadini, associazioni ed imprese, per l'elaborazione di un Piano di interventi per il Giubileo del 2000. Si tratta di un primo ampio contatto con la cittadinanza al fine di mettere a fuoco gli interventi e le iniziative attraverso le quali la città intende presentarsi all'importante appuntamento del 2000, definito evento epocale, durante il quale i riflettori del mondo saranno puntati sull'Italia e decine di milioni di pellegrini e visitatori giungeranno a Roma, e in altri luoghi della fede altamente significativi come l'Umbria. Gubbio pertanto si prepara ad assumere il suo ruolo di spicco come città di cultura, storia, grandi messaggi religiosi e spirituali, legati, in particolare, alla figura di S.Francesco e del Patrono della città, S.Ubaldo. A fianco del richiamo religioso c'è però anche un messaggio civile e culturale di altro profitto per indicare i valori fondamentali della civiltà del Terzo Millennio: la pace e la solidarietà in primo luogo. Il Giubileo, che va interpretato come preziosa occasione di crescita da valutare oltre il 2000, è un evento che richiede il coinvolgimento pubblico e soprattutto quello delle risorse produttive, economiche, sociali,ed infine turistico- ricettive del territorio , per predisporre progetti e programmi che richiedono tempi per la realizzazione ed impegni finanziari precisi. Va ricordato che sono già al lavoro un Comitato tecnico-operativo, incaricato dal Sindaco e dalla Consulta dei capigruppo consiliari che, in parallelo al Comitato Ecclesiale nominato dal Vescovo, stanno approfondendo aspetti fondamentali verso i quali orientarsi. Dall'incontro di martedì prossimo potrebbero emergere progetti concreti di valorizzazione e sviluppo delle risorse che la città dei Ceri può offrire ad un appuntamento così prestigioso e così imminente.

Gubbio - Nella sala consiliare del comune di Gubbio si tiene domani un incontro tra i rappresentanti dei Comuni, delle aziende di turismo, dei Rotary Club del "Montefeltro", impegnati a trovare elementi e proposte sulle quali incentrare concrete iniziative per l'ulteriore valorizzazione ed affermazione di un territorio ricco di monumenti, storia, arte, tradizioni, artigianato di qualità. All'incontro, che fa da seguito ad uno analogo tenutosi a Senigallia agli inizi di gennaio, parteciperanno anche storici e studiosi.

Il Centro Internazionale per la Pace, delegazione di Gubbio, sta lavorando con le famiglie Francescane, gli enti territoriali e associazioni varie (tra cui il Centro Pace di Assisi) per la realizzazione del "Sentiero della Pace" tra Gubbio e Assisi, con l'obiettivo di inaugurarlo per il Giubileo del 2000. Il Centro sta mettendo a punto la Cerimonia dell' "ammansimento"che, a ricordo dell'episodio narrato nei Fioretti, intende consegnare annualmente il "Fuoco della Pace": una statuetta simbolo, opera dello scultore Nello Bocci, copia dell'originale in bronzo da collocarsi nella Chiesa della Vittorina. Con l'occasione, il Centro Internazionale della Pace ha sensibilizzato l'amministrazione comunale ad intervenire al più presto con lavori di riattazione e restauro della Chiesa della Vittorina, per riportarla al suo antico splendore.

Quello di Barbarossa è il sogno di un'umanità ordinata. Al vertice lui, l'Imperatore,
forte del carisma che Dio gli trasmette; tocca a lui individuare (lui solo!) i "dove" e il
"quando" del bene degli individui e del bene comune. Il suo sogno presuppone la
più completa docilità da parte di ognuna delle componenti della società, ivi
compresi i Comuni con la loro sete di autonomia e il papato con le sue pretese di
indipendenza: solo così è possibile che l'Imperatore-artista realizzi il suo
capolavoro unitario. Chi si oppone va stroncato: senza pietà, "per il suo stesso
bene". Sei volte Federico scenderà in Italia, a riaffermare il suo sogno, e ogni volta
saranno lutti a non finire.
Quello di Ubaldo Baldassini è il sogno di un'umanità riconciliata. Al vertice e nelle
radici, prima dell'alfa e dopo l'omega della storia, sia individuale che collettiva, c'è
Dio; il Dio infinito e concreto, con il suo volto storico, che è la Chiesa. Verità,
amore, pace, giustizia, tenerezza, perdono, accoglienza sono i lineamenti del suo
volto.
Federico è l'erede di Ottone, di Carlo Magno, di Clodoveo, di Costantino: di questi
cristiani che, anche se in forme diverse, hanno creduto che il destino della fede
passasse in qualunque modo per il filo della spada. Ubaldo è l'ultimo anello della
silenziosa teoria infinita degli uomini che
(talvolta senza conoscerlo) da Cristo si sono lasciati conquistare nel più profondo
del cuore, e
hanno creduto fino in fondo alle Beatitudini come legge dell'esistenza a alla logica
del chicco di grano che solo se cade in terra e muore porta il suo frutto. Non
compaiono sui testi scolastici di storia, eppure la spina dorsale della storia sono
loro. Due mondi, due fedi. Due sogni.
Prima di immpergersi nel mistero di quella tenda impenetrabile si sono fronteggiati
un istante, e si è in qualche modo intuito chi sarebbe risultato "vincitore". Federico
"a testa bassa gli chiese la benedizione": quante poche volte quella testa aveva
trovato il coraggio di abbassarsi!
L'inerme forza del mite si è chiaramente candidata a questa "vittoria", nell'atto di
pronunciare sul Barbarossa queste parole"Colui che ti ha concesso la corona di
potere terreno ti conceda la ricompensa del regno celeste". Senza la benchè
minima ombra d'adulazione. Come dire: tu non sei protagonista di nulla, il potere ti
è stato dato tutto dall'Alto; e solo dall'Alto al termine del tuo cammino terreno potrà
venire, a te come a tutti, il suggetto di una vita positiva.
Il Vescovo santo entra nella tenda del vincitore. Ma quando il pesante drappeggio
che chiude la tenda torna a sollevarsi, non ci sono né vincitori né vinti. Ci sono solo
due uomini che si scambiano dei doni. Gubbio è salva. Ma non è stata una vittoria.
E' stato qualcosa di più; molto di più.

Il sindaco di Gubbio Paolo Barboni ha illustrato al Consiglio comunale le linee
direttrici del programma che la Giunta intende realizzare d'intesa con le varie
componenti della città in vista del Giubileo del 2000.
Quattro gli obiettivi che si intendono perseguire: completamento delle previsioni di
ammodernamento della rete viaria principale verso ovest (Contessa-Montecorona);
strada francescana e sentiero della pace, due proposte finalizzate ad intensificare
e favorire i collegamenti con Assisi attraverso Valfrabbrica. Riqualificazione della
struttura ricettiva esistente, ampliamento del livello qualitativo "alto" di offerta,
creazione della tipologia ostello, valorizzazione della ricettività turistica
extralberghiera (recupero di casali e ville sul territorio con salvaguardia delle
tipologie edilizie) esclusione di ampliamento di attività ricettiva nel centro storica;
mobilità interna e progressiva pedonalizzazione (parcheggi, percorsi meccanizzati,
trasporti collettivi).

La Comunità nasce, come ogni cosa al mondo, piccola, indifesa..."handicappata".
Esiste un confronto tra la paura dell'altro, la solitudine e la condivisione, mentre
ciascuno in fondo cerca il papà, la mamma, il fratello, la sorella.
Comunità è una di quello parole che credo sarà difficile cancellare dalla mia testa,
una di quelle parole che ti restano attaccate alla pello e a volte ti danno fastidio.
Questa parola ha assunto per me, e credo per tutti coloro che ne hanno vissuta in
qualche modo l'essenza, molteplici significati, dai più seri ai più ridicoli, e a volte si
è inevitabilmente scherzato su di essa.
Ho conosciuto tante persone, molto particolari, che, sulla propria pelle, hanno
sperimentato la "comunità" a prescindere dai suoi significati e da tutte le
interpretazioni che se ne possono dare. Tanti volti diversi, tante abitudini, tante
idee spesso profondamente divergenti, tanti problemi complessi e intricati... tante
storie da raccontare hanno contribuito a creare un incontro, a forgiare una
condivisione e da questa è nata una comunione più completa che "qualcuno"
chiama comunità. La comunità nasce, come ogni cosa al mondo, piccola,
indifesa..."handicappata". A volte, devo dire, rischia di restare tale, di non evolversi
per tanti e complessi motivi; ne elenco solo due. Uno è quello che tra virgolette,
possiamo chiamare "xenofobia" ossia paura dello straniero; di questo termine viene
fatto a volte un uso massiccio per indicare il razzismo, diversamente io lo utilizzo
per indicare la paura di confondersi con chi è diverso da noi, con lo "straniero".
Accade spesso che rimaniamo soli e ci fa paura uscire ed incontrare mondi
infinitamente diversi. E' difficile ed usurante superare questa paura; è una crescita
continua fatta di scambi interpersonali e chi supera questa paura ha già fatto il
primo passo, il più importante, credo, verso la comunità. Ma questa comunione,
come la chiamavo poc'anzi, troppe volte porta con peso il suo nome di "comunità" e
cade spesso sotto questa croce. Vorrebbe non avere mai avuto questo nome,
quest'identità che sovente schematizza, allontana. Così pian piano si riscopre un
segreto fantastico che è nascosto dentro ognuno di noi e si chiama "famiglia", si
scopre che quando abbiamo cercato a fondo un incontro, quando abbiamo forgiato
una condivisione, quando è nata una comunione, alla base cercavamo tutti una
"famiglia", cercavamo il papà, la mamma, il
fratello, la sorella. Così crescendo, la "comunità" decide di andare all'anagrafe e
disfarsi di quell'etichetta un pò rigida per imprimersi bene nel cuore un nome, un
programma di vita, a mio avviso più adatto, più bello... forse maggiormente
significativo, impegnativo, costruttivo, umano, che nasce con l'uomo e muore con
esso... "FAMIGLIA".
La comunità da grande si chiamerà FAMIGLIA
